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Piano primo - Sala IX - I dipinti del Seicento
Nella sala IX sono ordinate le tele seicentesche, ad esemplificare il vivace dibattito tra classicismo e naturalismo e le nuove aperture verso una pittura di grandi spazi e fortemente teatrale.


Salvator Rosa
Lot e le figlie
metà del XVII secolo

La tela è stata dipinta alla metà del Seicento da Salvator Rosa, che lascia la sua firma in un piccolo cartiglio presente nella parte bassa del quadro.
Il dipinto, di forte impatto scenico, narra la vicenda di Lot ubriacato dalle figlie. La scena è sormontata da un cielo scuro carico di nubi squarciato da lampi di luce dorata; le tre figure, indagate da una luce interna che ne mette in risalto gli ampi panneggi ed i corpi scultorei, sono animate da gesti teatrali.

Lot e le figlie

 


Anonimo Senese
Memento Mori / Vanitas
terzo decennio del XVII secolo circa

La tela, probabilmente prodotta in Toscana attorno al 1620, rappresenta una Vanitas atroce, l'orrenda fuggevolezza della vita. E' la terribile narrazione di un uomo comune: scaduto il suo tempo di vita terreno, rappresentato dalla clessidra, la Morte lesta coglierà il malcapitato, che, tenace e senza rassegnazione, sembra volere afferrare con le mani quel po' di luce che ancora ha davanti a sé.

Memento Mori / Vanitas

 


Pietro della Vecchia
Mosè e Aronne col Faraone
seconda metà del XVII secolo

Il dipinto, risalente alla seconda metà del XVII secolo, è stato ricondotto a Pietro della Vecchia. Nella sua monumentalità di gusto veneto neocinquecentesco la tela rappresenta Mosè e Aronne col Faraone. I toni rivelano chiaramente la lezione caravaggesca, pur calata nell'intensa temperie culturale veneziana.

Mosè e Aronne col Faraone

 


Anonimo caravaggesco
San Girolamo
prima metà del XVII secolo

In questa tela, dipinta nella prima metà del XVII secolo da un pittore di chiara ascendenza caravaggesca, troviamo i moduli aspri e potenti riconducibili alla lezione di Michelangelo Merisi. San Girolamo è qui rappresentato come un vecchio, cardinale spogliato della veste in una mortificata nudità e intento a scrivere e tradurre i testi sacri.

San Girolamo

 


Ermanno Stroifi
Bacco e Arianna
XVII secolo

La tela, dopo una lunga attribuzione a Bernardo Strozzi, è stata ricondotta ad Ermanno Strofi, allievo veneziano del grande maestro genovese. Il dipinto raffigura le nozze tra Bacco e Arianna, nel momento in cui il diadema donato dallo sposo sta per essere lanciato nel cielo e divenire costellazione. Bacco è descritto con toni caravaggeschi, con le mani arrossate ed il carnato bruno di chi vive all'aria aperta. Incapace di sostenere altri sguardi, Arianna, nella sua sensuale nudità, porge in presenza del piccolo Cupido la sua mano allo sposo in un gesto michelangiolesco.

Bacco e Arianna

 


Monsù Desiderio
La Natività
La Fuga in Egitto

XVII secolo

La tela con La Natività costituisce pendant con La Fuga in Egitto. Le due opere, in buono stato conservativo, raffigurano in modo minuzioso singolari architetture, in cui a rovine antiche si accostano costruzioni gotiche. Appare un mondo tempestoso, in cui gli eventi atmosferici sono esaltati e concorrono ad interpretare l'avvenuto tramonto delle certezze dell'uomo rinascimentale.

La Natività

La Fuga in Egitto